Ieri, 29 marzo, è stato accolto il ricorso proposto nel 2018 dal Consiglio Nazionale del Notariato contro il Ministero dello sviluppo economico. 

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 2643, accoglie di fatto l’annullamento del D.M. 17.02.2016, in forza del quale era ammessa la costituzione di startup innovative per mezzo di atti privati  redatti in forma elettronica, senza necessità di autentica della sottoscrizione, così come aveva precisato il TAR della Regione Lazio con la sentenza 10004/2017. 

Al momento non sarà più possibile procedere alla costituzione di una startup innovativa per modalità telematica. Inoltre, in assenza di un’idonea copertura legislativa al riguardo, una volta che i requisiti dell’innovazione decadono per termini temporali o sostanziali, l’iscrizione della società alla sezione ordinaria potrà avvenire automaticamente solo se c’è stato l’intervento di un notaio in sede di costituzione o successivamente. Se ne deduce quindi che una società attualmente iscritta al registro delle imprese ordinario, precedentemente iscritta alla sezione separata di suddetto registro, potrà “permanere” solo se la società possiede i requisiti di forma e di sostanza di una comune s.r.l.

In altri termini, la regola in esame è applicabile alle sole startup innovative costituite con atto pubblico, in modo da escludere in radice fenomeni di possibile aggiramento della normativa sulla costituzione delle s.r.l. 

Resta una domanda: cosa succede a tutte le startup costituite per scrittura privata il cui atto è stato registrato dall’agenzia dell’entrate ma che non sono ancora state iscritte nel registro dalle CCIAA?